Lipofilling Viso

 

L’età della popolazione è in aumento e l’invecchiamento del volto può essere psicologicamente difficile da accettare anche per l’impatto che può avere nella nostra vita professionale e sociale. Spesso i pazienti ci dicono che guardandosi allo specchio non riescono più a riconoscersi e che il progressivo mutare della fisionomia del viso crea loro un disagio psicologico dovuto allo squilibrio tra l’età che si sentono e quella che dimostrano.

Migliorare l’estetica del nostro volto è senz’altro molto gratificante e in grado di renderci più sicuri nel rapporto con gli altri, migliorando la nostra autostima. La soddisfazione che ci deriva da un gradevole aspetto estetico può dunque migliorare la nostra qualità di vita.

La moderna medicina e chirurgia estetica ci permettono di ottenere risultati estetici significativi, senza però stravolgere la naturalezza delle nostre forme e con una invasività molto limitata.

 

 

Storia del Lipofilling

La storia del trapianto autologo di tessuto adiposo inizia in Europa nel 1893 con la presentazione della tecnica chirurgica di Nueber al XXII Congresso della Società Chirurgica Tedesca. Nel 1911 Bruning fu il primo a iniettare del grasso nel tessuto sottocutaneo allo scopo di aumentare il volume di determinate regioni corporee.

Dagli anni ’80 in poi, il trapianto adiposo è stato utilizzato in misura sempre crescente, ma al solo scopo di “riempire” o “aumentare” volumi mancanti o deficitari, in particolar modo a fini estetici. Nel 1995 Coleman pubblica i suoi successi ottenuti con il trapianto adiposo utilizzato per la correzione estetica di deformità al viso e descrive i risultati a lungo termine che ha rilevato. 

Il tessuto adiposo rappresenta una ricca riserva di precursori cellulari con finalità rigenerative (le ormai famose cellule staminali), ed è stato dimostrato come le loro capacità proangiogenetiche siano sovrapponibili alle cellule derivate dal midollo osseo.
È stata sviluppata quindi la teoria della “nicchia”, ovvero di quell’insieme di cellule e fattori di crescita che vengono interamente trasferiti dal sito donatore al sito ricevente, senza subire danni.

Il ruolo di questa componente fondamentale del lipoaspirato depone per una teoria rigenerativa basata sulla neoangiogenesi indotta da svariati fattori di crescita, non ancora interamente identificati, rilasciati dalle cellule staminali della frazione vasculo-stromale presente nel lipoaspirato.

Un’altra metodica ancillare è l’addizione al grasso dei fattori di crescita piastrinici (PDGF Platelet Derived Growth Factors) che vengono iniettati assieme al tessuto adiposo per migliorarne l’attecchimento.

 

Lipofilling con Sistemi Chiusi

La letteratura scientifica in proposito ha ormai dimostrato che la centrifugazione del grasso aspirato evidenzia due aspetti importanti: la percentuale di cellule in grado di sopravvivere sono quelle nello strato più basso della componente adiposa aspirata perciò se usiamo la parte centrifugata in superficie conterrà più detriti e componente oleosa.La centrifugazione distrugge una notevole componente delle cellule adipose percentualmente dal 20 al 40% riducendo così la sopravvivenza dell’impianto. 

L’aspirazione con Sistemi Chiusi ha dimostrato che l’aspirato adiposo mantiene un gran numero di cellule vitali e un più alto livello di attività enzimatica intracellulare (G3PDH) 3-glicerol-fosfatasi deidrogenasi, indice di vitalità cellulare.

Il vantaggio duplice quindi che si ottiene inoltre con l’utilizzo di questo prodotto è che la ridotta potenza di vacuum in aspirazione ha dimostrato un minor danno cellulare e una conseguente maggior sopravvivenza delle cellule adipose.

La persistenza delle stesse in un sistema sterile e chiuso rende evidentemente questa metodica molto più sicura e anche più veloce rispetto alla centrifugazione.

 

Zone d’interesse

Il tessuto adiposo contiene cellule staminali adulte rigenerative fondamentali per la rivitalizzazione dei tessuti sottoposti a trapianto di grasso autologo.

 Le zone d’impianto ottimali per il ringiovanimento del volto sono:
1) la regione laterale orbitaria
2) la regione malaro-zigomatica
3) il solco naso labiale
4) le commissure labiali 
5) la regione mentoniera

Dopo il trattamento i pazienti sono immediatamente in grado di svolgere le loro attività abituali. Qualche fastidio seguente la procedura può essere controllato con farmaci.
Un discreto edema (gonfiore) permane nella zona trattata per circa 48 ore, ed eventuali ematomi possono manifestarsi ma possono essere coperti dal trucco.
Anestesia locale
Tempo di recupero sociale 6/8 giorni

 

Le occhiaie

Le occhiaie si formano perché la pelle sotto l’occhio è molto vascolarizzata e sottile. Stress, invecchiamento, intensa attività sportiva, tensione psicologica possono essere una delle cause della comparsa delle occhiaie che tendono ad aumentare con il progredire dell’età. Infatti, a partire da 40-45 anni è fisiologico andare incontro al riassorbimento del grasso orbitario che determina un infossamento dell’occhio: il risultato è uno sguardo meno vivace e intenso, invecchiato e stanco.

I filler non sono riusciti a dare risultati soddisfacenti così come la blefaroplastica inferiore, perché non riescono ad aumentare lo spessore dell’area sottopalpebrale e quindi ad eliminare la colorazione bluastra tipica delle occhiaie.
Tutto ciò può essere oggi risolto con il trapianto di grasso autologo (fat grafting), metodica mini-invasiva, sicura e duratura, in grado di eliminare o ridurre sensibilmente non solo le occhiaie, ma anche la colorazione bluastra che spesso le accompagna.